Il CLIL (Content and Language

Integrated Learning, apprendimento i

ntegrato di lingua e contenuti)

Nel mondo attuale tutte le lingue concorrono

alla promozione di competenze, in quanto

veicoli, strumenti di studio, fondamentali

nella crescita globale della persona.

E’ quindi importante creare le situazioni

propizie allo sviluppo di una sensibilità

comunicativa che aiuti gli alunni e le

alunne ad interagire tra loro e

a rapportarsi con il mondo in modo“elastico”.

Durante l’anno scolastico si avvia la costruzione

di competenze linguistiche utilizzando il vocabolario

e le strutture funzionali all’insegnamento di

varie discipline, quali: scienze motorie e sportive,

arte e immagine, musica, scienze e geografia.

Sono inoltre utilizzati il lessico dell’ambito

d’esperienza di vita degli allievi e delle allieve,

le strutture e i vocaboli funzionali alla soddisfazione

dei bisogni comunicativi degli alunni e quello

finalizzato alla realizzazione di eventuali

progetti nelle varie classi e/o del plesso.

Le scelte delle strutture e dei vocaboli da

proporre tengono ovviamente conto del graduale

sviluppo della programmazione delle discipline

scelte e l’orientamento metodologico generale

prevede d’esporre gli alunni ad un input

linguistico il più possibile diverso, vario, ampio, ricco.

Le lezioni sono ludiche e prevalentemente

di tipo orale. La lingua diventa, così,

mezzo per lo svolgimento di giochi, di varie

attività e di conversazioni legate allo specifico

disciplinare, al vissuto, all’ambiente scolastico

ed extrascolastico degli allievi e delle allieve.

Gli allievi e le allieve sono avviati a comprendere

e a produrre oralmente, in lingua straniera

inglese, tramite attività graduate in ordine

di complessità e di difficoltà d’esecuzione;

tale ordine non è necessariamente l’ordine di

sviluppo dell’attività didattica, che tiene

invece conto del lessico necessario all’apprendimento

delle discipline scelte, delle situazioni

contingenti e delle specificità d’ogni singola classe.

Può essere richiesto il passaggio a livelli “superiori”

oppure “inferiori”, con un andamento

“concentrico” delle complessità da affrontate.

Nella pratica didattica gli alunni sono

esposti a vari e differenziati input linguistici

e avviati ad accettarli naturalmente; si

usano più canali espressivi allo scopo di far

comprendere, in contesto, il significato generale

e particolare. Si avvia inoltre l’abitudine a non

tradurre in lingua madre il significato compreso

e a considerare sufficiente la comprensione di

quest’ultimo; a parlare/rispondere in lingua

straniera senza pensare prima in lingua madre

all’eventuale vocabolo/struttura da dire; ad

esprimersi senza inibizioni e/o paura di sbagliare,

oppure di fare brutta figura. Man mano cresce

il vocabolario conosciuto, si stimolano

i bambini a ricercare autonomamente in

esso parole e/o strutture

adatte a esprimere lessico

relativo all’ambito in cui operano.

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